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mercoledì 10 giugno 2015

LA MALATTIA MONDIALE!


Siamo sì o no legati in modo fraterno ai nostri compagni di avventura terrestre? 
O viviamo invece da avidi succhiatori del loro sangue?
Prima di darmi liberamente una risposta vogliate visitare almeno un mattatoio, almeno un luogo di morte e di esecuzione. Vedrete delle creature inermi e cariche di adrenalina. 
Bambini a quattro zampe spaventati a morte, di fronte ai loro killer armati di coltello.
Non fate poi l’errore di demonizzare i garzoni e i boia esecutori. Essi fanno quell’odioso lavoro a cottimo, per sopravvivere.I veri carnefici sono persone tranquille, civili ed insospettabili. Donne di casa che riempiono la dispensa di salumi e di tranci cadaverali, trasformando il proprio frigo in un obitorio di reperti delittuosi.La carne non è alimento ma bomba tossica che esplode, viene da chiedersi se il pianeta Terra sia abitato da dei deficienti, oppure se la gente si diverta a farsi male e ad autodistruggersi, ad andare insomma a cercarsele, ad inebriarsi in una sbornia di sadismo verso gli animali, fatta di disprezzo verso la Creazione e verso Madre Natura, oltre che di masochismo verso se medesima.La terza ipotesi è La non scusabile ignoranza, la diseducazione e la disinformazione sistematica.
Questa è la malattia mondiale, non i virus, non le allergie, non le autoimmuni, ma un gigantesco cancro di tipo speculativo, iatrogeno e nutrizionale.

venerdì 5 giugno 2015

UN LIBRO PER CAPIRLI ED AMARLI



Il maiale che cantava alla luna

Diversi passi di questo sito sono stati ripresi, o ispirati, dal libro di Jeffrey Moussaieff Masson, "Il maiale che cantava alla luna - La vita emotiva degli animali da fattoria" (Ed. Il Saggiatore, copyright Milano 2005 - Edizione originale "The Pig Who Sang to the Moon" copyright Jeffrey Moussaieff Masson 2003, traduzione a cura di Giuditta Ghio). Ringraziamo la casa editrice che ci ha concesso di riportare qui alcuni passi.
Si tratta di un libro toccante, ma rigorosamente scientifico e logico: d'altra parte è proprio sulla logica, e sul senso di giustizia che ciascuno di noi dovrebbe avere dentro, che si fonda la considerazione che tutti gli animali sono uguali, senzienti, e che non c'è alcuna giustificazione a tenerli prigionieri e ucciderli per i piaceri del nostro palato.
Il libro esamina approfonditamente i comportamenti, la "storia", le abitudini delle varie specie animali che vengono normalmente allevate al fine di essere macellate (o di produrre latte e uova, e poi essere comunque macellate). E fa capire come ciascuno di questi animali sia un essere sensibile, intelligente, la cui specie ha maturato nel corso dell'evoluzione comportamenti e modi di gestire la propria "società".
Un libro assolutamente consigliato, perché l'autore è davvero dalla parte degli animali - senza se e senza ma. Senza dubbi. Un libro consigliato a chi è ancora convinto che gli animali non sono tutti uguali (o che alcuni "sono più uguali di altri"...). Se siete sicuri della vostra posizione, se siete convinti che le cose stiano come dite voi, leggetelo, mettetevi alla prova! E' un libro consigliato anche a chi sa già che gli animali sono tutti uguali, perché ricco di informazioni, dati e fonti utilissime.
Il libro è disponibile in libreria oppure può essere ordinato dal sito di AgireOra Edizioni, casa editrice non profit dalla parte degli animali:
Ordina il libro.

mercoledì 27 maggio 2015

SONO DIVERSI DA CANI E GATTI?

Cos'hanno di diverso da cani e gatti, gli animali "da fattoria"?

Nulla.
Non c'è nulla di diverso tra un gatto, un coniglio, un vitello, un cane, un pollo, un maiale, una mucca, e tutti gli altri animali, per quanto riguarda la loro capacità di provare sentimenti e sensazioni, affetto, paura, gioia, dolore. Sono tutti uguali. E dunque...

Chi ama gli animali non li mangia.

(tratto dal libro "Diventa vegan in 10 mosse", Ed. Sonda, 2005. Per gentile concessione dell'editore)
Spesso si sente dire che i cinesi non amano gli animali.
Parlare di "amore" è sempre difficile ma, di sicuro, vedere i mercati di animali delle città del sud della Cina e sapere che nei piatti cinesi ci sono cadaveri di cani, e di gatti, a volte bolliti e scuoiati vivi e coscienti, porta alla conclusione istintiva che, decisamente, proprio non amino gli animali.
Anche in altre nazioni in Asia, in Medio oriente, in America Latina esistono mercati di animali vivi, pronti per essere macellati e mangiati freschi dai clienti, che, di nuovo, smontano completamente la famosa, bellissima frase "Se i macelli avessero le pareti di vetro, tutti sarebbero vegetariani".
Qui è diverso, tutto è più nascosto, e i motivi sono tanti e diversi.
Forse la necessità di nascondere la brutalità dei macelli, o i metodi di produzione di una pelliccia, in alcune nazioni del mondo nasce anche dal fatto che si instaurano rapporti affettivi fra esseri umani e alcuni, più fortunati, animali definiti spesso "animali d'affezione" o, secondo la terminologia anglosassone, "Pet animals". O semplicemente "pets". Se si instaura il rapporto col "proprio" cane, forse si diventa più "empatici" verso tutti gli animali che, in qualche modo, assomigliano al "proprio".
Ad esempio, negli USA, nazione di forti consumi carnei, la carne di cavallo, pet animal, è spesso considerata "improponibile" al pari della carne di cane.
O forse questa è solo una mia idea, forse solo un modo per cercare di capire come sia possibile amare più i cani dei maiali, più i gatti dei conigli, più i cavalli delle mucche. Per me è difficile capire da un punto di vista emotivo queste differenze e, se devo seguire un discorso razionale-scientifico, allora scopro che i maiali hanno una intelligenza più "umana" rispetto ai cani e, seguendo la logica specista, dovrebbero avere leggi a loro protezione migliori delle leggi a protezione del cane.
Ma la scienza non c'entra niente quando si parla di affetti, empatia, amore.
Spesso, il primo passo per smettere di mangiare animali - TUTTI gli animali, non solo i "pets" - è proprio questo: amare i propri animali. Il proprio gatto, il proprio cane. E fare un collegamento, semplice, ma non banale, non ovvio, non scontato: questi animali, che io amo, sono come gli altri, che io mangio. Per questo accade non di rado che chi fa volontariato in un rifugio per animali, o che si occupa di colonie di gatti liberi - quindi una persona che gli animali li ama veramente, che dedica loro tempo, energie, risorse - diventi vegetariano, o vegano. Altre volte non accade, non si fa il "collegamento".
Quali animali si "amano" e quali si "mangiano" è dunque, sempre solo una questione di abitudine. Non di "cultura", non voglio chiamare cultura lo sterminio di animali. Semplice abitudine.
Immaginate un terrificante allevamento e macello di maiali e cani; in Cina potreste vederlo, io l'ho visto. Un cinese in Italia potrà vedere un allevamento e macello di soli maiali. Un italiano, vedendo la macellazione dei cani, dirà che i cinesi non amano gli animali. Ma non rischiamo che un cinese, vedendo ammazzare i maiali, possa dire che gli italiani non sono affatto amanti degli animali, ma soltanto degli incomprensibili ipocriti?
Guarda il video "La vita emotiva degli animali da fattoria", per capire che TUTTI gli animali provano sentimenti ed emozioni:





martedì 19 maggio 2015

MUCCHE, VITELLI E TORI

Chi sono?

Come accade per gli umani, la gestazione dei bovini dura nove mesi, e la mucca allatta il suo cucciolo per nove-dodici mesi. Uno dei loro sensi più importanti è l'olfatto, e da quello si pensa riescano anche a capire le emozioni dei propri simili. Infatti, quando nasce un nuovo vitello, tutte le mucche, per fare conoscenza col piccolo, si avvicinano per annusarlo.
I bovini conoscono le erbe medicinali che sono loro utili per curarsi dai piccoli malesseri, e le cercano e le mangiano per esempio quando hanno mal di pancia.
Laurie Winn Carlson, autrice di un libro sui bovini, afferma che le mucche "sono le madri più protettive esistenti in natura", capaci di attaccare qualsiasi animale minacci la prole. Cita la studiosa Nancy Curtis, la quale scrive di aver visto una mucca disorientata per la perdita del vitello che, dopo un mese, "ritornava sul luogo della nascita, cercandolo e chiamandolo. Ha richiamato in me il senso profondo dell'istinto materno che non è mai del tutto sepolto".

Storie e aneddoti

Racconta Masson:
« Non molto tempo fa ho fatto visita a una ricercatrice norvegese laureata a Cambridge, Kristin Hagen. [...] Siamo usciti per osservare le giovenche, e dopo un po' gli animali hanno iniziato a giocare. "Guarda cosa fanno quando iniziamo a correre" mi ha detto Kristin. Le giovani mucche hanno iniziato a correre nei campi insieme a noi, saltellando come bambine. Scalciavano, acceleravano, rallentavano, non ci perdevano mai di vista; pareva quasi che ci imitassero. Era evidente che si stavano divertendo. Guardando negli occhi due mucche accanto a me, ho potuto capire che una era diffidente, l'altra amichevole. Ero certo che le loro fossero due personalità distinte. »
« Nel 1995 a Hopkinsons, una cittadina del Massachusetts, una mucca Holstein bianca e nera di cinque anni e oltre sei quintali di peso si trovava in un mattatoio per essere tramortita e poi scuoiata quando, con l'agilità di una renna, all'improvviso superò con un balzo una staccionata di oltre un metro e mezzo. [...] La mucca fuggì nel bosco. [...] Un gruppo di cittadini desiderosi di salvarle la vita persuasero il proprietario a venderla a loro, per un dollaro a testa. [...] Una dei nuovi proprietari, Meg Randa, la seguì nel bosco, si sedette per terra e non si mosse per quattro ore. Alla fine Emily (così era stata battezzata la mucca), incuriosita, si avvicinò e accettò cibo da un secchio di cereali che teneva Lewis, il marito di Meg. Per quattro giorni la coppia rimase nelle vicinanze, guadagnando a poco a poco la fiducia dell'animale. Alla fine Emily acconsentì a salire su un rimorchio che i due coniugi avevano portato. Mentre saliva tremava come una foglia ma fu portata al Peace Abbey, scuola e rifugio per animali. [...] Oggi, Emily è la loro "portavoce" contro il consumo di carne. Lewis dice alla gente che ha due alternative: "O dar retta a Emily, o al cardiologo".  »



martedì 12 maggio 2015

MAIALI

Chi sono?

I maiali, come gli esseri umani, sognano e possono distinguere i colori, e sono animali socievoli. Nelle notti d'estate si stringono tra loro e amano dormire naso contro naso.
La società che questi animali hanno costruito nel corso dei millenni è di tipo matriarcale, la famiglia è formata dalle femmine e dai piccoli. I cuccioli di maiale sono molto giocherelloni, amano lottare, inseguirsi, rotolare lungo i pendii. Nel suo libro del 1985, "In a Pig's Eye" (Nell'occhio di un maiale), Karl Schwenke spiega che:
« I maiali sono animali gregari. Come i bambini, sviluppano affetto, apprezzano i giocattoli, la durata della loro attenzione è limitata e si annoiano facilmente. »
I maiali si nutrono quasi esclusivamente di vegetali (in natura, il 90% della loro dieta è costituita da frutta, semi, radici e tuberi). I pochi fortunati che vivono nei rifugi anziché negli allevamenti, amano variare la propria dieta, e mangiano più volentieri cibi che rappresentano per loro una novità. Sono animali molto puliti, anche schizzinosi. Non faranno mai i propri bisogni nella stessa zona in cui dormono o mangiano.

Storie e aneddoti

« I maiali esprimono amicizia verso i propri simili in numerosi modi: con la voce, con il linguaggio del corpo, dormendo insieme, gironzolando ed esplorando il territorio in compagnia durante il giorno. Kim Sturla, del rifugio Animal Place, racconta di un maiale, Floyd, trasferito all'Animal Place da un altro rifugio per animali, il Farm Sanctuary. Floyd non riusciva ad ambientarsi e cadde in quella che aveva tutta l'aria di una grave depressione. Sembrava che non desiderasse più vivere; si stava lasciando morire. Kim non riusciva a capire come mai. Alla fine, Diane Miller, che si era occupata di Floyd quando viveva al Farm Sanctuary, andò a vedere qual era il problema. Non appena l'animale la vide, il suo comportamento cambiò. L'annusò con quella che pareva un'espressione di sollievo, sembrò sopraffatto dall'emozione; strillò di piacere, e lo stesso maiale che prima si muoveva a fatica corse verso il furgone e balzò nel retro, pronto a tornare a casa. Non chiedeva altro che questo: tornare a casa dagli altri maiali che conosceva e amava. Non appena fece ritorno al Farm Sanctuary, la sua depressione sparì. Aveva avuto nostalgia di casa.»
Jeffrey Moussaieff Masson racconta della sua visita al rifugio per maiali "Pigs", in Virginia:
« Attraversando un campo popolato da maiali domestici, maiali vietnamiti e cinghiali, un cinghiale mi ha accompagnato per tutto il tempo camminando accanto a me. Che cosa lo attirava così tanto? Era il senso di novità? Quella creatura aveva tutte le ragioni per detestare e fuggire la specie umana, compreso il sottoscritto, eppure non lo faceva. Sembrava desiderare che gli accarezzassi la pancia. Infatti ha rovesciato i suoi trecento chili, e pareva estasiato mentre gli strofinavo il ventre con cautela. Dico con cautela perché era dotato di grosse zanne affilate e so che perfino gli elefanti nutrono un giusto rispetto per le doti di combattente di un cinghiale adulto. Eppure la cosa più cattiva che aveva in mente questo esemplare era ricevere la propria dose di carezze sul ventre. »
Numerose persone che vivono con i maiali in fattorie rifugio hanno dichiarato di notare, ogni giorno, che i maiali provano molte emozioni: soddisfazione, felicità, amore, dolore, paura, rabbia, tristezza.
« I maiali sono creature straordinarie, che meritano il nostro rispetto e le scuse più profonde. E' ora di guardare ai maiali non come ad animali da mettere in tavola, ma come a una famiglia lontana cui siamo legati da un'affinità profonda e speciale: stanno solo aspettando il segnale che siamo finalmente pronti a vivere con loro considerandoli esseri pari a noi per svelarci con esuberanza suina l'intera gamma della loro complessa personalità emotiva.  »


lunedì 4 maggio 2015

OCHE E ANATRE

Chi sono?

Anatre e oche sono gli unici animali d'allevamento che possiamo osservare facilmente anche in libertà, perché ne esistono ancora di selvatici, sia in natura che nei parchi cittadini.
In natura esistono quasi 150 specie di anatre, oche, cigni, ed hanno molti tratti in comune. Hanno zampe palmate adatte a nuotare, collo lungo, becco con una sorta di lamine che servono da "filtro", hanno le piume impermeabili sopra, e uno strato di piume isolanti sotto. I piccoli lasciano il nido subito dopo la schiusa delle uova e dopo poche ore sono già in grado di nuotare e nutrirsi da soli.
Le anatre domestiche sono animali pacifici che non combattono mai tra loro, nemmeno con le anatre selvatiche. Sia le anatre e le oche domestiche, sia quelle selvatiche, amano vivere in grandi comunità, come molte altre specie di volatili. Comunicano tra loro per far sapere agli altri membri del gruppo i pericoli imminenti: una volpe, o altri predatori.
Cigni e oche sono i volatili che sono in grado di volare più in alto: scalatori del monte Everest hanno visto delle oche selvatiche volare a un'altezza di 9500 metri, mentre gli umani già a 6000 metri collassano e a 7000 metri rischiano la morte.
« Anatre e oche sono uccelli acquatici; tutta la loro esistenza si svolge attorno a grandi masse d'acqua. Immaginate di essere privati della gioia di nuotare, immergervi o correre attorno a uno stagno o a un lago. [...] E immaginate come ci si sente vedendo i propri cugini selvatici volare e capendo che non ci si può unire a loro, anche se si percepisce lo stesso istinto naturale a partire.  »

Storie e aneddoti

« Le anatre possono sviluppare amicizie profonde e durevoli, anche con specie diverse, senza bisogno di imprinting. Un maschio di anatra muta, per esempio, è stato molto legato a una gallina di nome Hetty. Quando Hetty era anziana e cominciava a perdere vitalità, le attenzioni dell'amico erano davvero commoventi. Nei suoi ultimi due giorni di vita, le è sempre rimasto accanto. Restavano insieme nel pollaio, rifiutandosi di uscire. »
Racconta Lorenzo, della provincia di Alessandria:
« Protagoniste di questa storia furono l'Oca Geltrude ed un'anatra muta, che fino a quella notte avevano in comune solo il fatto di vivere insieme. Una sera come altre, eravamo già tutti a riposare, ma chissà perché non crollai come al solito appena appoggiata la testa sul cuscino...
Passarono pochi minuti e sentii Geltrude fare il suo inconfondibile verso... era meglio dei cani, per la guardia! D'istinto corsi giù, con in mano una torcia elettrica, ed eccomi da lei. Geltrude mi venne incontro, proprio come fa di solito un cane che vede il suo amico umano tornare a casa. Mi sembrava tutto a posto, anche l'anatra c'era, ma si nascondeva dietro l'oca... e questo mi lasciò perplesso, visto che non avevano mai "viaggiato" una accanto all'altra.
Allora puntai la torcia verso l'anatra, e qui l'amara sorpresa... sul suo collo si vedeva chiaramente il morso di un animale. Dai piccoli fori usciva una goccia di sangue, evidentemente le urla di Geltrude ed il mio arrivo avevano fatto desistere l'aggressore.
La ferita fortunatamente era solo superficiale, l'anatra non ebbe nessuna conseguenza, spavento a parte. Ma da quella notte lei e Geltrude furono inseparabili! Dove andava l'oca andava anche l'anatra, e così fu fino a quando morì per prima l'anatra, di morte naturale ovviamente.
Ma ricorderò sempre quella notte, e soprattutto la riconoscenza che l'anatra dimostrò alla sua amica fino alla fine. Viaggiarono sempre insieme, era incredibile vederle accanto in ogni luogo e momento della giornata. Credo che l'anatra si fosse resa conto che se non fosse stato per la sua nuova amica che aveva iniziato a starnazzare, per lei non ci sarebbe stato scampo. Una dimostrazione di riconoscenza e affetto che difficilmente ho avuto la fortuna di rivedere fra gli umani.
Mitica Geltrude, era troppo bello guardarla mentre si "imbambolava" a seguire con i suoi occhietti azzurri gli aerei volare nel cielo, e quando pure lei se n'è andata due anni fa, mi è dispiaciuto, non poco. »
Racconta Susanna, della provincia di Roma:
« Io ho avuto anatre e oche, e l'amicizia che stringono tra loro è molto profonda. Avevo un'oca muta di nome Malox che era fidanzato con un'anatra di nome Oky. Erano molto legati e Malox non faceva avvicinare nessuno, era aggressivo e territoriale. Quando Oky è morta, lui non si è più mosso, ha smesso di mangiare e di bere, si faceva prendere e neanche la vicinanza di altre anatre o galline lo confortava. Si è lasciato morire perchè Oky non c'era più. »
Troviamo questa storia commovente nel libro di Masson:
« William Henry Hudson, uno dei più grandi studiosi di ornitologia, racconta la storia di un uomo che aveva visto una coppia di oche in una regione selvaggia a sud di Buenos Aires poco dopo che gli stormi avevano iniziato la migrazione verso sud. "La femmina camminava con passo fermo verso sud, mentre il maschio, in piena agitazione e chiamandola a gran voce di tanto in tanto, camminava davanti a lei e continuava a voltarsi a guardare e chiamare la compagna". Poi il maschio prendeva il volo e guardava ancora dietro di sé per controllare se la compagna lo seguiva. Purtroppo lei non poteva: aveva un'ala spezzata. Era partita per il lungo viaggio verso le isola Falkland a piedi. Lui non voleva lasciarla, così, dopo qualche centinaio di metri, atterrava e l'aspettava. Volava un po' in avanti per mostrarle la strada, poi ritornava "di continuo, chiamandola con i gridi più furiosi e penetranti, insistendo perché spiegasse le ali e volasse con lui verso la loro casa lontana".  »




lunedì 20 aprile 2015

CONIGLI

coniglio nell'erba
Chi sono?

I conigli sono animali socievoli... e sociali, infatti in natura vivono in colonie numerose. Sono abilissimi scavatori, e si costruiscono sottoterra delle tane formate da varie "stanze" con gallerie che le uniscono.
Dalle tane escono all'alba e al tramonto per trovare da mangiare e per "fare toeletta", pulendosi la morbidissima pelliccia dalle orecchie ai piedi; e nelle notti di luna piena amano giocare sui prati rincorrendosi a vicenda, ma stando sempre all'erta: appena qualcuno sente un rumore, dà l'allarme agli altri battendo le zampe sul terreno, e tutti scappano nelle tane.
Quando è ora di partorire la femmina si fa una tana lontano dalla colonia, la imbottisce con foglie e paglia, e col suo stesso pelo, che si strappa appositamente dal ventre. Quando i coniglietti sono svezzati (dopo circa un mese), li riporta nella colonia, e il papà, molto tenero e affettuoso coi cuccioli, aiuta ad accudire la prole.

Storie e aneddoti

Il coniglio è, assieme al cavallo, l'unico animale che, in Italia è sia "da ammazzare" che "da amare", perché viene allevato e venduto in macelleria, ma è anche diventato animale d'affezione (in altri paesi è solo animale d'affezione).
Così, ci sono storie come questa, che ci racconta Paola, della provincia di Torino:
« Galak, la mia coniglia gigante di 4,5 kg è arrivata da noi pochi mesi fa, proveniente da un laboratorio di vivisezione che, terminato il ciclo di studio, intendeva... "eliminarla".
E' una neozelandese bianca e la sua carne è considerata ottima in cucina... è quindi a tutti gli effetti un "coniglio da pentola". E' arrivata in punta di zampe, senza far rumore, un po' spaventata ma decisa sin dal primo momento a farci ben capire chi era il padrone di casa.
Noi poveri umani abbiamo impiegato un po' di tempo a capire dove doveva stare il WC di Galak, quale cuscino era più consono per le grattatine alla schiena, quale letto il più adatto per la nanna... ma alla fine ce l'abbiamo fatta. Volevamo creare dei limiti del tipo... nel letto no, nella cesta del gatto no, in cucina no... ma alla fine abbiamo raggiunto un compromesso con Galak... E' tutto sì, alla faccia di chi dice che i conigli sono esserini docili, timidi e paurosi.
Ed ora che di giorno corre in cortile, scavando dei tunnel antiatomici di dimensioni spaventose, gioca con i gatti, ti salta in braccio non appena ti siedi, conosce il suo nome e ti segue in casa come un cagnolino, il mio pensiero va a tutti gli altri esserini meno fortunati di lei e mi si stringe il cuore in un sentimento di eterna tristezza.
Dopo un mese, grazie a Galak sono diventata vegetariana... tutto merito della sua dolcezza, che mi ha fatto capire che non esistono animali "da mangiare" e animali "da amare", ma che gli animali sono tutti uguali, tutti degni di rispetto. »
Un'altra testimonianza è quella di Laura, che racconta:
« Ho vissuto per anni con una coppia di conigli, non i grossi conigli neozelandesi, ma due piccoli conigli abbandonati, fratello e sorella. Erano tenerissimi tra loro, e amavano stare distesi l'uno accanto all'altra e leccarsi le orecchie vicendevolmente. D'inverno stavano in casa, d'estate in un recinto in giardino, dove si divertivano un mondo a scavare tane e gallerie.
Non erano molto socievoli con gli umani, ma quando decidevano loro, anziché scappare, stavano lì, si lasciavano avvicinare e si facevano accarezzare le orecchie, la testa, la schiena (MAI la pancia). Il maschio adorava farsi prendere in braccio e stare a pancia in su a farsi cullare (ovviamente solo quando lo decideva lui...). Dormivano sotto il divano (il cui fondo era protetto da una rete metallica, dopo la volta che avevano rosicchiato tutte le cinghie da sotto...), amavano l'insalata, poco le carote, molto la banana... e amavano molto correre e saltare, anche se poi, da vecchietti, camminavano solo e in giardino scavavano molto meno :-) »

Guarda come sono costretti a vivere e morire


martedì 14 aprile 2015

SETTE BUONI MOTIVI PER NON MANGIARE CARNE



1. Il corpo umano non è fatto per assimilare la carne.

La conformazione dei denti, dei muscoli facciali, della mandibola, l’acidità dello stomaco e la lunghezza dell’intestino dell’uomo sono tipiche degli animali vegetariani.

Uno studio di anatomia comparata che non lascia dubbi al riguardo è stato effettuato da Milton R. Mills. [1]

Per poter digerire la carne l’animale carnivoro ha succhi gastrici 20 volte più potenti di quelli del nostro stomaco. L’intestino dei carnivori è corto (da 3 a 6 volte la lunghezza del corpo) per liberarsi presto delle scorie residue della carne. Il nostro intestino, analogamente a quello degli animali prettamente vegetariani, è molto più lungo di quello dei carnivori (fino a 12 volte la lunghezza del corpo). Ed infatti dopo un pasto a base di carne le tossine degradative provenienti dal catabolismo delle proteine animali rimangono in circolo per un periodo minimo di circa 142 ore, cioè circa una settimana. [2]

2. L’eccesso di proteine è inutile.

Sul fabbisogno reale di proteine necessario all’uomo esistono dati molto discordanti, che variano da fonte a fonte. Eppure basta considerare che, nei primi mesi di vita, il cucciolo dell’uomo costruisce i suoi muscoli, ossa, tessuti, etc. ad un tasso di crescita così rapido che non eguaglierà in nessun altro periodo della vita. Raddoppia il suo peso della nascita mediamente in 5/6 mesi. E realizza tutto questo soltanto con il latte materno, un alimento che contiene appena l’1% – l’1,5% di proteine. Per inciso, la stessa percentuale di proteine presente nella frutta e nella verdura.

In definitiva nell’alimentazione umana il pericolo non è mai la carenza di proteine (che non esiste e non si verifica nemmeno nei peggiori casi di fame e di carestie), ma l’eccesso delle stesse. Quando si parla di paesi affamati, le carenze sono infatti caloriche, vitaminiche e minerali, mai proteiche. Ed è invece l’eccesso di proteine a flagellare con gravissime patologie le popolazioni dei paesi industrializzati. [3]

3. Il consumo di carne è inutile

Non vi è nessun micro-nutriente utile nella carne che non sia contenuto nella frutta e nei vegetali. Nelle giuste proporzioni, cereali, legumi, frutta fresca e oleosa, ortaggi freschi, verdure, alghe marine e alghe verdi azzurre, germogli, sono in grado di assicurare al nostro organismo tutti i nutrienti necessari.

Persino il rischio di sviluppare problemi di salute a causa di una carenza di vitamina B12 in una dieta vegetariana stretta è estremamente raro, inferiore a una probabilità su un milione. [4]

4. Il consumo di carne è causa di numerose malattie

Da tempo i dati medici ed epidemiologici espongono molto chiaramente che un eccesso di consumo di carni produce malattie cardiovascolari, diabete e tumori.

Gli studi ecologici hanno sistematicamente evidenziato una forte relazione dei principali tumori del mondo occidentale (mammella, colon, rene, ovaie, prostata) con il consumo di carni e di grassi animali [5].

I cibi animali, con il loro apporto di grassi totali, grassi saturi, colesterolo e lo sviluppo di sostanze cancerogene durante la cottura (come le amine eterocicliche) arrecano certamente più danni che benefici all’organismo umano. Il consumo di carne favorisce lo sviluppo di acido solfidrico, che è una delle cause dei danni al colon. Ed infatti nelle culture carnivore occidentali l’incidenza del tumore al colon è dieci volte superiore a quella delle culture vegetariane asiatiche. [6,7,8,9,10]

5. La carne è piena di sostanze chimiche

La maggior parte della carne che arriva sui nostri mercati proviene da allevamenti intensivi. Per evitare che gli animali si ammalino nelle condizioni contro natura in cui crescono, si è costretti a fare un uso massiccio di antibiotici. Inoltre per velocizzare la crescita e massimizzare il profitto, vengono usati grandi quantità di ormoni estrogeni.

La maggior parte dei polli in batteria non ha mai visto la luce del sole e non vede altro che la luce artificiale per 22 ore al giorno. Gli allevatori zootecnici fanno sì che questi pulcini non smettano mai di alimentarsi e somministrano ampie dosi di sali d’arsenico per stimolare la crescita, al punto che in soli 45 giorni raggiungono la condizione di pollo maturo che altrimenti avrebbero raggiunto in non meno di 3 mesi.

Tutte queste sostanze chimiche finiscono nel piatto (e nel sangue) di chi si alimenta con la carne.

6. Gli allevamenti di bestiame distruggono il pianeta

L’allevamento di bestiame per uso alimentare è la principale causa di distruzione delle sempre più ridotte aree di foresta pluviale rimaste sulla terra. In Centroamerica e Sudamerica milioni di ettari di foreste vergini vengono abbattuti per lasciare spazio a pascoli per l’allevamento. Per produrre un solo etto di carne vengono distrutti 12mq di foresta tropicale. Nel 1980 fu stimato che il 72% della deforestazione amazzonica in Brasile era volto a ottenere pascoli per il bestiame.

C’è un altro problema: l’inquinamento che tali allevamenti producono. I liquami di origine animale e vegetale prodotti negli allevamenti hanno un potenziale inquinante molto più elevato di quello dei liquami domestici. Nel Regno Unito nel 1996 hanno infatti causato oltre 200 incidenti di inquinamento dell’acqua. [11]

Per l’allevamento si usano grosse quantità di sostanze chimiche (ormoni, antibiotici, fertilizzanti, diserbanti…) che finiscono nelle falde acquifere, inquinandole.

Un esempio in Italia: nel bacino del Po ogni anno vengono versate 190 mila tonnellate di deiezioni animali contenenti ormoni, antibiotici e metalli pesanti. [12]

L’economista Jeremy Rifkin, rifacendosi ad un rapporto della FAO, ha sottolineato come il 18% dei gas ad effetto serra siano imputabili all’allevamento e in particolare:

il 9% delle emissioni di anidride carbonica

il 65% di protossido di azoto

il 37% di metano.

7. Gli allevamenti di bestiame affamano il pianeta

Per allevare il miliardo e mezzo di capi bovini che oggi è destinato al consumo alimentare, si utilizzano migliaia di tonnellate di cereali e legumi che potrebbero essere utilizzati per l’alimentazione umana. Oggi, circa un terzo della raccolta mondiale di cereali è impiegata come mangime per bovini e altro bestiame d’allevamento, mentre circa un miliardo di esseri umani soffrono per la famee la denutrizione cronica.

E lo stesso accade per il consumo di acqua. Anche se il bestiame utilizza direttamente solo l’1,3% dell’acqua utilizzata in totale in agricoltura, si deve però considerare l’acqua utilizzata per produrre l’enorme quantità di cereali e soia che gli animali consumano. Risulta così che 1 Kg di manzo è stato prodotto impiegando ben 100.000 litri di acqua, cento volte la quantità che serve per produrre un kg di grano. [13]

Come ha osservato il giornalista Mario Tozzi: “per allevare un solo manzo si consuma tanta acqua quanta ne serve per far galleggiare un incrociatore”. [14]

martedì 7 aprile 2015

POLLI E GALLINE

Chi sono?

I polli sono animali interessanti e curiosi, intelligenti quanto i mammiferi, come i cani, i gatti e anche i primati. Sono molto socievoli e amano passare il tempo insieme, razzolando in cerca di cibo, pulendosi le piume in bagni di polvere, appollaiandosi sugli alberi e stando distesi al sole. I polli sono animali precoci. Le galline comunicano coi piccoli non ancora nati, i quali rispondono pigolando da dentro l'uovo!
Quando vivono liberi, i polli formano gerarchie sociali complesse, note come "ordine di beccata" e ogni pollo conosce il suo posto nella scala sociale e ricorda le facce e il "grado" di oltre 100 volatili. Chi ha passato del tempo coi polli sa che ogni volatile ha la sua personalità che spesso è legata al suo ordine di beccata - alcuni sono gregari e senza timori, mentre altri sono più timidi e stanno in guardia; alcuni polli apprezzano la compagnia umana, mentre altri amano stare per conto proprio, o sono timidi o anche un po' aggressivi. Proprio come i cani, i gatti, e gli stessi umani, ogni pollo è un individuo con una sua specifica personalità.
« I galli domestici che hanno la possibilità di vivere liberi, secondo Valerie Porter, esperta di volatili domestici, sanno "esprimersi" come i loro antenati selvatici, e sono in grado di emettere diversi richiami per indicare "scoperta di cibo, allarme, rivendicazioni territoriali, preoccupazione, paura, piacere, frustrazione, dominanza, appagamento e così via". Quando un gallo trova qualcosa di prelibato da mangiare chiama la sua femmina preferita, con un tono sommesso e una voce particolare riservata solo a questa occasione. La femmina a sua volta fa lo stesso per guidare l'attenzione dei pulcini verso un cibo specifico.»

Storie e aneddoti

« Karen Davis, autrice del libro "Prisoned Chickens, Poisoned Eggs" (Polli imprigionati, uova avvelenate), racconta che la sua gallina, Muffie, aveva fatto amicizia con una tacchina, Mila. "Uno dei loro rituali preferiti" racconta Karen "aveva luogo di sera, quando riempivo le ciotole col tubo dell'acqua. Muffie e Mila seguivano insieme i rivoletti sul terreno per abbeverarsi, Muffie sfrecciando e bevendo come una vispa fatina marrone, Mila dondolandosi e sorseggiando trasognata, emettendo a intermittenza note flautate". Non erano cresciute insieme, eppure avevano creato un legame molto forte. Sapevano di essere diverse, ma questo non pareva fare alcuna differenza per la loro amicizia. Era chiaro che si piacevano.»
William Grimes, autore di un libro sull'intenso rapporto con un grosso pollo Black Autralorp, che un bel giorno si è insediato nel giardino di casa sua, afferma che alcuni polli hanno un senso dell'umorismo notevolmente sviluppato. Grimes scrive che Chicken (l'ha battezzato così) sembrava avere una gran voglia di giocare:
« "Era per puro caso che arrivava di soppiatto alle spalle di Yowzer, un gatto che aveva una crisi di nervi tutte le volte che veniva colto di sorpresa? Ho osservato più e più volte Chicken avvicinarsi cautamente mentre Yowzer era girato dall'altra parte, lanciare un paio di strilli e poi rimanere a guardare mentre il gatto faceva un salto verticale di oltre mezzo metro. Dopo un agguato ben riuscito, Chicken correva via baldanzoso, con un coccodè che pareva una risatina".»
Susanna, della provincia di Roma, ci parla della gallina Fernanda:
« Due anni fa tornando a casa ho trovato una gallina nuova nel recinto... C'erano Cocca, Clara, Serafina, Rosalba, Bianca e Bianchina, e poi c'era lei: una gallina più scura delle altre in disparte... Mio nonno mi disse che ce l'aveva portata un nostro vicino di casa.
Le altre galline l'allontanavano (hanno una gerarchia molto "severa") e così lei ha cominciato a seguirmi. Ha imparato il suo nome e ora anche se è integrata nel gruppo quando la chiamo viene, quando corro mi segue e quando la voglio prendere in braccio non scappa e mi viene incontro.
E' bellissimo avere la fiducia di una gallina.
Ora Fernanda ha 6 anni, conosce il suo nome e va pazza per la scarola e le foglie di cavolo, ed è per me una gallina speciale!»
Valter, dalla provincia di Torino, ci racconta un fatto successo qualche anno fa:
« Una sera c'era stata una di quelle nevicate improvvise, quelle che arrivano dall'est, quando alla mattina c'è il sole e nel giro di un paio d'ore ti trovi il cielo coperto e trenta centimetri di neve. Le galline non erano rientrate come al solito nella loro casina e temetti subito un assalto delle faine, anche se di giorno era strano. Presa la torcia ho provato a cercarle nel prato, a chiamarle, e con mia sorpresa le ho trovate disperse qua e là, sparpagliate nel candido della neve fresca; accoccolate e tremanti sotto la luce della torcia e il pallore della luna che si faceva di nuovo vedere tra le fronde nere degli alberi. Si sono fatte prendere docilmente, e stringendomele al petto potevo sentire il loro cuoricino battere forte per poi tranquillizzarsi. Quando erano di nuovo tutte nella loro casetta e le guardavo sistemarsi per la nanna, ho provato forse per la prima volta, intensamente, la vergogna di un "buon brodo di gallina". Ho capito che non sono tanto diverse dai gatti o dai cani, che non sono "carne", ma creature capaci di emozioni, paure e felicità come ogni essere su questa Terra. »
Racconta Federica, che vive in campagna con vari animali:
« Ho una gallina molto timida, è con noi ormai da 6 anni, ma non è per niente abituata a noi! E' una chioccia maldestra, con un grande istinto di covare, ma dopo la nascita dei pulcini, non è mai stata molto in gamba nel crescerli. Se li perdeva in giro per il giardino, si dimenticava di averli al seguito e andava per i fatti suoi, mentre loro pigolavano come dei disperati. Avendo dei galli c'è sempre il pensiero che le uova possano essere fecondate e in famiglia dobbiamo ricordarci di controllare ogni giorno che non ci sia qualche gallina che cova, altrimenti ci ritroveremmo sommersi dalle galline (infatti i 6 galli sono il risultato di alcune covate e non conoscendo nessuno interessato a prenderli e NON mangiarli, ce li siamo tenuti tutti). Ma lei, niente da fare, piuttosto si nasconde sotto la casetta dei conigli, ma se vuole covare, DEVE covare.
Tre anni fa, poverina, siamo riusciti nell'intento di non farle covare le uova, tra me e mio figlio siamo riusciti a toglierle tutte. Anche l'oca aveva fatto delle uova e così la gallina, come ultima spiaggia, ha deciso di covarle. Non mi sono sentita di toglierle anche quelle. Così ha covato le uova d'oca! Quando sono nati i piccoli, lei, chissà come, ha trovato l'istinto che le mancava! Li ha tirati su bene, cercando di insegnar loro a razzolare, tenendoli sempre d'occhio. E poverina, come si spaventava se li mettevamo nel laghetto! Quando sono diventati grossi come lei, non li ha più curati e loro sono andati automaticamente dai genitori "biologici". In questi ultimi anni ha ancora avuto modo di covare qualche uovo (uno questa primavera) e finalmente è diventata una brava chioccia. »
Masson, nel suo libro parla di Kim Sturla, del rifugio californiano Animal Place, che racconta di una gallina trovata in una discarica cittadina, una gallina anziana col becco gravemente danneggiato da uno "sbeccamento" riuscito male. L'operazione di taglio del becco è sempre molto dolorosa per gli animali, viene praticata senza anestesia e, dato che viene sempre svolta in fretta, a volte causa lesioni permanenti che causano molta sofferenza all'animale. Kim portò la gallina, che chiamo Mary, al suo rifugio, dove fece amicizia con Notorius Boy, un giovane gallo. Anche senza attrazione sessuale, data l'età di Mary, i due si volevano molto bene, e passavano tutto il tempo assieme, ignorando gli altri animali. Prendevano il sole, cercavamo il cibo, dormivano, tutto sempre insieme.
Racconta Kim:
« "Il loro luogo preferito per dormire era lontano dal pollaio: avevano scelto un tavolo da pic-nic fuori dalla finestra della cucina. Quando arrivarono le prime piogge invernali e iniziò a diluviare, Kim uscì per portarli al coperto. Li trovò rannicchiati insieme, Notorius Boy con un'ala avvolta intorno a Mary per proteggerla dal vento e dalla pioggia, proprio come una chioccia che protegge i suoi pulcini." 

giovedì 2 aprile 2015

HEIDI,UNA MUCCA DA LATTE RACCONTA LA SUA STORIA


Red: “Bene, allora possiamo cominciare”.

Heidi: “Venni concepita, nacqui e crebbi nel mondo oscuro di un’azienda di produzione del latte. All’età di 18 mesi venni inseminata artificialmente, in modo che mettessi al mondo un piccolo. Il mio proprietario acquistó allo scopo lo sperma refrigerato di un cosiddetto toro di prima classe, selezionato nelcatalogo per corrispondenza di un’azienda specializzata. Da questo toro erano già state fecondate circa 65.000 mie compagne di sofferenza.

Dovetti ingoiare un paio di preparati ormonali, affinché lo sperma mi potesse fecondare con certezza.

All’età di 27 mesi portai alla luce un vitellino robusto al quale diedi il nome di Moritz. Pesava 40 chili, una prestazione di tutto rispetto per una giovane madre come me, dato che, secondo i criteri umani di crescita, sarei stata una l’equivalente di una ragazza quindicenne.

Mi sono naturalmente molto rallegrata della nascita di mio figlio. Tuttavia la mia gioia materna durò solamente un paio d’ore. Dopodiché il mio piccolo mi venne strappato con forza. Non so che cosa gli sia accaduto. Udii ancora per giorni il suo richiamo verso di me, dato che venne allevato nello stesso edificio dove anch´io mi trovavo rinchiusa. Piansi a lungo e chiamai piú volte disperata mio figlio. Siccome non smisi di gridare venni picchiata ed insultata. Non vidi mai piú il mio piccolo. Una mia amica mi raccontó che Moritz veniva allevato e cresciuto con del latte artificiale. Venne in questo modo ingrassato e portato, alla tenera etá di poche settimane, da un uomo che con un dardo metallico dilanió il cervello del mio piccolo, appese il suo corpo per una zampa, gli squarció la gola con un coltello affilato, e una volta dissanguato lo fece a pezzi mentre era ancora caldo.

I pezzi di cadavere del mio piccolo Moritz, che sono considerati prelibati e teneri dagli uomini, vennero acquistati e preparati come delicatezze in occasione di festivitá nel cerchio familiare o di inviti particolari. Non potevo credere che il mio padrone, che spesso mi accarezzava e mi parlava, potesse fare tutto ció. Non potevo semplicemente crederci. Non puó essere – pensai. Ma oggi so che questa è la triste realtá anche per le altre mie amiche mamme.

Red: E’ una storia incredibile! E poi come proseguí?

Un macchinario venne attaccato alle mie mammelle affinché mi venissero succhiati oltre 30 litri di latte al giorno che poi portavano via con un camion.. Il mio piccolo non ricevette mai il mio latte.

Ogni giorno vegetavo nel mio carcere ristretto, insieme alle mie compagne di destino. Avevo continuamente fame e sete: l’enorme furto di latte quotidiano mi toglieva tutte le forze!

La maggior parte del cibo che ingerivo serviva a farmi produrre il latte.

La superficie su cui giacevo per 12 ore al giorno, per ruminare o per dormire, era solo poco più grande di uno dei vostri letti. Il terreno calpestabile del nostro carcere, che condividevo e condivido tuttora con circa 200 mie colleghe, è coperto di escrementi, dato che non abbiamo altrimenti un’altro luogo dove scaricarci. In un canale che scorre lungo la superficie calpestabile si trova un grande urinatoio che raccoglie ogni cosa: puzza in modo orribile ed è pieno di mosche e di altri parassiti…Vorrei scappare da questa camera di tortura; sogno verdi distese, il vento ed una grande palla in cielo che mi riscalda. Non so assolutamente se ció esiste nella realtá.

Red: Heidi, come´è la sua giornata tipo?

Vengo munta, poi mangio qualcosa, poi rumino, poi dormo, poi vengo di nuovo munta, mangio di nuovo qualcosa, rumino di nuovo ciò che ho mangiato, dormo un po’ e tutto daccapo, ogni giorno, ogni giorno…

Non capisco perché gli uomini si comportano così. Io non voglio mangiare così tanto ma sono costretta perché il consumo di energia dovuto alla mungitura mi sfinisce. È davvero una sensazione orribile.

Red: Come poté superare la perdita di Moritz?

Non ebbi troppo tempo per questo. Già due mesi dopo il parto di Moritz venni di nuovo fecondata artificialmente ed ebbi così un doppio carico: donare il mio latte e far crescere in me un nuovo piccolo. Questo doppio carico mi indebolì incredibilmente. E poi avevo paura: forse me lo portano via di nuovo! Questa non è vita!

Il mio utero si infiammó, anche per via del continuo contatto con gli escrementi carichi di batteri e con il cibo ricco di germi. La mia febbre e la mia infezione vennero combattuti per mezzo di antibiotici da un uomo dal camice bianco. Il mio proprietario si arrabbiò con me perché dovette gettare via il mio latte per un paio di giorni, a causa dei resti degli antibiotici e dei batteri purulenti. Fui come costretta a ridivenire velocemente sana, poiché altrimenti avrebbero fatto con me quello che hanno fatto con Moritz, come mi disse una mia amica.

Red: Cosa accadde con il secondo figlio?

Ridivenni sana e regalai la vita ad una femminuccia. Ma appena mi venne portata via anche la dolce Vroni, quasi impazzii. Mia figlia venne tuttavia lasciata in vita. Ma la mia amica mi tolse subito la consolazione dicendomi che Vroni sarebbe stata allevata per poter prendere presto il mio posto.

Dopo due mesi venni di nuovo fecondata. Seguì una ulteriore gravidanza sofferente, e poi la nascita di Oscar. Non ho più urlato quando me l’hanno portato via, ho solo pianto. Ero consapevole che non potevo fare nulla.

Red: Come si sente di fronte a tutto ciò?

Sono sfinita. La continua mungitura attraverso i macchinari e le tre stressanti gravidanze mi hanno reso totalmente priva di energia e senza speranza. Le infiammazioni all´utero diventano sempre piú forti, le parcelle mediche sempre più care. Credo che verrò presto sostituita da mia figlia Vroni, perché per il mio padrone non rappresento più un fattore di rendita. Il mio proprietario qualche tempo fa, quando mi venne fatta una perizia, disse ad un altro uomo con cui dialogava che io avevo fornito, secondo i suoi calcoli, circa 30.000 litri di latte e che per questo mi aveva “ammortizzata”.

Come essere vivente sono ormai allo stremo e per l’uomo sono senza più alcun valore da un punto di vista commerciale. L’ultimo incasso che il mio proprietario fará attraverso di me sarà con la mia macellazione. Non potrà però incassare più di tanto: la mia carne è dura e irrigidita a causa dei miei sforzi di questi brevi anni. Potrebbe andare bene, come ho potuto apprendere da un colloquio, “solo per lo spezzatino o per dei wurstel”. A parte questo, solamente un terzo dei miei pezzi vitali è utilizzabile, dato che molti organi sono malati per via degli effetti di tutti i medicamenti che ho dovuto ingerire. Ho appreso che vengo oggi considerata come mucca vecchia, nonostante, come essere umano, non avrei ancora 20 anni! Sono soltanto una “disposable cow” (una mucca “da consumo”), come si dice in Inghilterra: per tre interi anni quantità immense di latte e un parto dopo l´altro, poi la malattia ed il macello.

Red: Cosa succederà di lei ora?

Mi dia uno sguardo! Sono alla fine, stremata e piena di acciacchi. Domani, lo sento, verrò uccisa anch’io con la stessa brutalità che è toccata ai miei piccoli. E’ stata una vita breve, orribile, piena di paura, dolori e sofferenza.

Per favore, vi imploro di pubblicare il nostro colloquio nella vostra rivista, in modo che gli uomini possano apprendere dell’indicibile sofferenza di noi animali da macello e affinché il loro cuore possa venir toccato.

Forse qualcuno potrà decidere di cambiare le sue abitudini alimentari e di impegnarsi a favore di noi creature senza alcun diritto. In questo modo la mia sofferenza non sarà stata vana….

Heidi, ha "rilasciato questa intervista" nella speranza di riuscire a a smuovere il cuore indurito degli uomini.

Tradotto dalla rivista tedesca “Vegetarisch genießen” (“Gustare vegetariano”), edita dalla casa editrice “Das Brennglass”.

Con l’autorizzazione a riprodurla (citando la fonte) in tutte le riviste e i giornali sensibili alla sofferenza degli animali.

domenica 22 marzo 2015

PERCHE' CHI HA APERTO GLI OCCHI UNA VOLTA, NON LI CHIUDERA' MAI PIU'...




Tutti noi siamo stati complici,pochi sono nati vegani,e hanno avuto la fortuna di avere genitori vegan,ma ci siamo arrivati,abbiamo compreso quanto dolore,quante urla disperate ci fossero nel nostro piatto,abbiamo scoperto che quello che abbiamo sempre chiamato "cibo" è in realtà Vita,vita che va tutelata,amata e rispettata!




Gli animali hanno gli stessi diritti alla vita, al benessere, alla dignita' che abbiamo noi umani....Per la societa' questo concetto e' inconcepibile.....Viviamo in un sistema che ci ha talmente plasmato le menti da renderci incapaci di provare empatia e compassione per gli altri terrestri.....Non riusciamo a vedere la realta' per quello che realmente e'......La vita e' un diritto per qualunque essere vivente....Tutto cio' che l'uomo ha fatto fino ad ora, essendo basato sul concetto antropocentrico, e' un errore colossale.