lunedì 13 aprile 2015

TORTINA CARAMELATA


Ingredienti:

Per il Pan di spagna:

150 gr di farina di farro
80 gr di zucchero di canna
120 ml di latte di soia o di riso
80 ml di olio di girasole
1 c di lievito der dolci
una punta di vaniglia

Per la farcitura:

175 gr di cioccolata fondente
175 gr di margarina (alsan)
2 C di latte di soia o riso
350 gr di zucchero di canna a velo

Per il caramello:

100 gr di  zucchero di canna
4  C di acqua

Procedimento:

In una ciotola unire tutti gli ingredienti secchi in un altra tutti i liquidi, poi unirli e servirsi delle fruste elettriche. Poi disponete la carta da forno su una teglia e stendete l'impasto,  livellatelo con una spatola e cuocete a forno statico a 200° per 8-10  minuti. Lo spessore dell' impasto sulla teglia deve essere molto sottile. Una volta raffreddato si ritagliano dei cerchi di diametro 11 cm, noi ne abbiamo fatti sei cerchi, tre per ogni tortina. 
Per la crema, fondere il cioccolato e lasciarlo intiepidire. Impastare la margarina con lo zucchero a velo e il latte fino ad ottenere una crema densa e chiara, che unirete poi al cioccolato. Dopodichè preparare il caramello, sciogliendo lo zucchero con l'acqua in un pentolino, mescolandolo accuratamente e lasciatelo sul fuoco finchè non avrà assunto un colore dorato. Ora versate il caramello su uno dei dischi, lasciatelo raffredare un po e segnate 8 line con un coltello in modo da fare 8 spicchi. Poi disponete un disco alla base e ricopritelo di crema, poi un altro disco e di nuovo la crema ed infine chiudere con il dischio che avete in precedenza ricoperto di caramello. Con la rimanente crema ricoprite  i bordi della tortina.
Buon appetito!!!






venerdì 10 aprile 2015

VOI COME LO CHIAMERESTE QUESTO..... IO CONOSCO SOLO UN TERMINE: CRIMINE!



"Negli allevamenti di galline ovaiole i pulcini maschi (statisticamente la metà), non destinati dall'uomo a diventare carne e non predisposti dalla natura a produrre uova, vengono letteralmente distrutti. Alcuni di questi sono risucchiati da una serie di condutture per finire su una piastra elettrificata dove trovano la morte. Altri vengono eliminati in modi diversi, ed è impossibile dire quali siano i più fortunati. Alcuni vengono gettati e lasciati morire in grossi contenitori di plastica; i più deboli vengono spinti sul fondo dove soffocano lentamente, i più forti soffocano in cima. Altri vengono triturati vivi, perfettamente coscienti, in un tritacarne. "

(Jonathan Safran Foer - Se niente importa. Perché mangiamo gli animali?)

martedì 7 aprile 2015

POLLI E GALLINE

Chi sono?

I polli sono animali interessanti e curiosi, intelligenti quanto i mammiferi, come i cani, i gatti e anche i primati. Sono molto socievoli e amano passare il tempo insieme, razzolando in cerca di cibo, pulendosi le piume in bagni di polvere, appollaiandosi sugli alberi e stando distesi al sole. I polli sono animali precoci. Le galline comunicano coi piccoli non ancora nati, i quali rispondono pigolando da dentro l'uovo!
Quando vivono liberi, i polli formano gerarchie sociali complesse, note come "ordine di beccata" e ogni pollo conosce il suo posto nella scala sociale e ricorda le facce e il "grado" di oltre 100 volatili. Chi ha passato del tempo coi polli sa che ogni volatile ha la sua personalità che spesso è legata al suo ordine di beccata - alcuni sono gregari e senza timori, mentre altri sono più timidi e stanno in guardia; alcuni polli apprezzano la compagnia umana, mentre altri amano stare per conto proprio, o sono timidi o anche un po' aggressivi. Proprio come i cani, i gatti, e gli stessi umani, ogni pollo è un individuo con una sua specifica personalità.
« I galli domestici che hanno la possibilità di vivere liberi, secondo Valerie Porter, esperta di volatili domestici, sanno "esprimersi" come i loro antenati selvatici, e sono in grado di emettere diversi richiami per indicare "scoperta di cibo, allarme, rivendicazioni territoriali, preoccupazione, paura, piacere, frustrazione, dominanza, appagamento e così via". Quando un gallo trova qualcosa di prelibato da mangiare chiama la sua femmina preferita, con un tono sommesso e una voce particolare riservata solo a questa occasione. La femmina a sua volta fa lo stesso per guidare l'attenzione dei pulcini verso un cibo specifico.»

Storie e aneddoti

« Karen Davis, autrice del libro "Prisoned Chickens, Poisoned Eggs" (Polli imprigionati, uova avvelenate), racconta che la sua gallina, Muffie, aveva fatto amicizia con una tacchina, Mila. "Uno dei loro rituali preferiti" racconta Karen "aveva luogo di sera, quando riempivo le ciotole col tubo dell'acqua. Muffie e Mila seguivano insieme i rivoletti sul terreno per abbeverarsi, Muffie sfrecciando e bevendo come una vispa fatina marrone, Mila dondolandosi e sorseggiando trasognata, emettendo a intermittenza note flautate". Non erano cresciute insieme, eppure avevano creato un legame molto forte. Sapevano di essere diverse, ma questo non pareva fare alcuna differenza per la loro amicizia. Era chiaro che si piacevano.»
William Grimes, autore di un libro sull'intenso rapporto con un grosso pollo Black Autralorp, che un bel giorno si è insediato nel giardino di casa sua, afferma che alcuni polli hanno un senso dell'umorismo notevolmente sviluppato. Grimes scrive che Chicken (l'ha battezzato così) sembrava avere una gran voglia di giocare:
« "Era per puro caso che arrivava di soppiatto alle spalle di Yowzer, un gatto che aveva una crisi di nervi tutte le volte che veniva colto di sorpresa? Ho osservato più e più volte Chicken avvicinarsi cautamente mentre Yowzer era girato dall'altra parte, lanciare un paio di strilli e poi rimanere a guardare mentre il gatto faceva un salto verticale di oltre mezzo metro. Dopo un agguato ben riuscito, Chicken correva via baldanzoso, con un coccodè che pareva una risatina".»
Susanna, della provincia di Roma, ci parla della gallina Fernanda:
« Due anni fa tornando a casa ho trovato una gallina nuova nel recinto... C'erano Cocca, Clara, Serafina, Rosalba, Bianca e Bianchina, e poi c'era lei: una gallina più scura delle altre in disparte... Mio nonno mi disse che ce l'aveva portata un nostro vicino di casa.
Le altre galline l'allontanavano (hanno una gerarchia molto "severa") e così lei ha cominciato a seguirmi. Ha imparato il suo nome e ora anche se è integrata nel gruppo quando la chiamo viene, quando corro mi segue e quando la voglio prendere in braccio non scappa e mi viene incontro.
E' bellissimo avere la fiducia di una gallina.
Ora Fernanda ha 6 anni, conosce il suo nome e va pazza per la scarola e le foglie di cavolo, ed è per me una gallina speciale!»
Valter, dalla provincia di Torino, ci racconta un fatto successo qualche anno fa:
« Una sera c'era stata una di quelle nevicate improvvise, quelle che arrivano dall'est, quando alla mattina c'è il sole e nel giro di un paio d'ore ti trovi il cielo coperto e trenta centimetri di neve. Le galline non erano rientrate come al solito nella loro casina e temetti subito un assalto delle faine, anche se di giorno era strano. Presa la torcia ho provato a cercarle nel prato, a chiamarle, e con mia sorpresa le ho trovate disperse qua e là, sparpagliate nel candido della neve fresca; accoccolate e tremanti sotto la luce della torcia e il pallore della luna che si faceva di nuovo vedere tra le fronde nere degli alberi. Si sono fatte prendere docilmente, e stringendomele al petto potevo sentire il loro cuoricino battere forte per poi tranquillizzarsi. Quando erano di nuovo tutte nella loro casetta e le guardavo sistemarsi per la nanna, ho provato forse per la prima volta, intensamente, la vergogna di un "buon brodo di gallina". Ho capito che non sono tanto diverse dai gatti o dai cani, che non sono "carne", ma creature capaci di emozioni, paure e felicità come ogni essere su questa Terra. »
Racconta Federica, che vive in campagna con vari animali:
« Ho una gallina molto timida, è con noi ormai da 6 anni, ma non è per niente abituata a noi! E' una chioccia maldestra, con un grande istinto di covare, ma dopo la nascita dei pulcini, non è mai stata molto in gamba nel crescerli. Se li perdeva in giro per il giardino, si dimenticava di averli al seguito e andava per i fatti suoi, mentre loro pigolavano come dei disperati. Avendo dei galli c'è sempre il pensiero che le uova possano essere fecondate e in famiglia dobbiamo ricordarci di controllare ogni giorno che non ci sia qualche gallina che cova, altrimenti ci ritroveremmo sommersi dalle galline (infatti i 6 galli sono il risultato di alcune covate e non conoscendo nessuno interessato a prenderli e NON mangiarli, ce li siamo tenuti tutti). Ma lei, niente da fare, piuttosto si nasconde sotto la casetta dei conigli, ma se vuole covare, DEVE covare.
Tre anni fa, poverina, siamo riusciti nell'intento di non farle covare le uova, tra me e mio figlio siamo riusciti a toglierle tutte. Anche l'oca aveva fatto delle uova e così la gallina, come ultima spiaggia, ha deciso di covarle. Non mi sono sentita di toglierle anche quelle. Così ha covato le uova d'oca! Quando sono nati i piccoli, lei, chissà come, ha trovato l'istinto che le mancava! Li ha tirati su bene, cercando di insegnar loro a razzolare, tenendoli sempre d'occhio. E poverina, come si spaventava se li mettevamo nel laghetto! Quando sono diventati grossi come lei, non li ha più curati e loro sono andati automaticamente dai genitori "biologici". In questi ultimi anni ha ancora avuto modo di covare qualche uovo (uno questa primavera) e finalmente è diventata una brava chioccia. »
Masson, nel suo libro parla di Kim Sturla, del rifugio californiano Animal Place, che racconta di una gallina trovata in una discarica cittadina, una gallina anziana col becco gravemente danneggiato da uno "sbeccamento" riuscito male. L'operazione di taglio del becco è sempre molto dolorosa per gli animali, viene praticata senza anestesia e, dato che viene sempre svolta in fretta, a volte causa lesioni permanenti che causano molta sofferenza all'animale. Kim portò la gallina, che chiamo Mary, al suo rifugio, dove fece amicizia con Notorius Boy, un giovane gallo. Anche senza attrazione sessuale, data l'età di Mary, i due si volevano molto bene, e passavano tutto il tempo assieme, ignorando gli altri animali. Prendevano il sole, cercavamo il cibo, dormivano, tutto sempre insieme.
Racconta Kim:
« "Il loro luogo preferito per dormire era lontano dal pollaio: avevano scelto un tavolo da pic-nic fuori dalla finestra della cucina. Quando arrivarono le prime piogge invernali e iniziò a diluviare, Kim uscì per portarli al coperto. Li trovò rannicchiati insieme, Notorius Boy con un'ala avvolta intorno a Mary per proteggerla dal vento e dalla pioggia, proprio come una chioccia che protegge i suoi pulcini." 

sabato 4 aprile 2015

COLOMBA PASQUALE



Per la colomba utilizzare uno stampo da 1 kg

Primo Impasto Colomba

Ingredienti:
uno stampo da 1 Kg
90 gr lievito Naturale
60 gr zucchero di canna
25 gr di myei volley  (3 c di myei volley)
100 gr acqua
70 gr margarina (alsan)
250 gr Farina Manitoba


Procedimento Primo Impasto:

Iniziate l’impasto quando il lievito naturale e’ al massimo della maturazione (circa 3-4 ore dall’ultimo rinfresco) 
Stemperate il lievito naturale nell’acqua ad una temperatura tiepida
Aggiungete lo zucchero
Impastate per 5 minuti con impastatrice o uno sbattitore con  fruste ad elica
Aggiungete la farina e myei
Lavorate l’impasto fino a che non risulti bello asciutto ed elastico
Ammorbidite il burro a temperatura ambiente senza scioglierlo ed aggiungetelo all’impasto.
Continuate ad impastare fino a che l’impasto risulta di nuovo asciutto
l tempo totale di impasto e’ circa 45 minuti 
Coprite bene l’impasto cosi’ ottenuto e mettetelo a lievitare in un luogo senza spifferi d’aria ed a una temperatura di 25-30 c (per esempio dentro il forno SPENTO con la luce accesa)
Lasciate lievitare 12 ore or fino a quando non triplica di volume

Secondo Impasto:

Ingredienti:
Il primo impasto
60 gr di zucchero
5 gr di malto di riso
25 gr di acqua
125 gr di farina  manitoba
4 gr  di sale
75 gr di margarina
50 gr di canditi
50 gr di uva passaUn pizzico di vaniglia

Preparazione Secondo Impasto

Mettete nell’impastatrice il primo impasto e aggiungete il malto, lo zucchero, l’acqua
Dopo qualche minuto aggiungete la farina
Continuate ad impastare e quando l’impasto risulta bello asciutto ed elastico
Aggiungete il sale, la vanillina, il margarina tiepido
Quando l’impasto ha assorbito tutta la margarina, aggiungete i canditi
Impastate ancora 5 minuti. Non troppo o i canditi si disfano
Il tempo totale di impasto e’ circa 45 minuti

Lavorazione Colomba

Dividete l’impasto in due parti. Una più’ grossa per il corpo (un po’ piu’ della meta’ dell’impasto) e dividete la pasta rimanente in due parti uguali per le ali
Lasciate riposare per circa 30 – 45 minuti.
Mettete quello grosso al centro dello stampo da 1 Kg con le due ali ai lati
Lasciate lievitare per 4-5 ore a 25-30 gradi al riparo da spifferi d’aria nel forno spento con la luce accesa.

Preparazione Glassa alle Mandorle

30 gr di mandorle e 75 gr di zucchero di canna frullati con l'aggiunta di 1 C di acqua 

Cottura

Dopo 4-5 ore di lievitazione, spalmate la glassa alle mandorle su tutta la colomba con un coltello senza punta e con molta delicatezza per non rovinare la lievitazione
Cospargete alcune mandorle sulla superficie
Ricoprite di granella di zucchero
Cospargete tutta la superficie di zucchero velo
Infornate a forno pre-riscaldato a 175°-180°  per 50-60 minuti
Buon appetito!!!








giovedì 2 aprile 2015

HEIDI,UNA MUCCA DA LATTE RACCONTA LA SUA STORIA


Red: “Bene, allora possiamo cominciare”.

Heidi: “Venni concepita, nacqui e crebbi nel mondo oscuro di un’azienda di produzione del latte. All’età di 18 mesi venni inseminata artificialmente, in modo che mettessi al mondo un piccolo. Il mio proprietario acquistó allo scopo lo sperma refrigerato di un cosiddetto toro di prima classe, selezionato nelcatalogo per corrispondenza di un’azienda specializzata. Da questo toro erano già state fecondate circa 65.000 mie compagne di sofferenza.

Dovetti ingoiare un paio di preparati ormonali, affinché lo sperma mi potesse fecondare con certezza.

All’età di 27 mesi portai alla luce un vitellino robusto al quale diedi il nome di Moritz. Pesava 40 chili, una prestazione di tutto rispetto per una giovane madre come me, dato che, secondo i criteri umani di crescita, sarei stata una l’equivalente di una ragazza quindicenne.

Mi sono naturalmente molto rallegrata della nascita di mio figlio. Tuttavia la mia gioia materna durò solamente un paio d’ore. Dopodiché il mio piccolo mi venne strappato con forza. Non so che cosa gli sia accaduto. Udii ancora per giorni il suo richiamo verso di me, dato che venne allevato nello stesso edificio dove anch´io mi trovavo rinchiusa. Piansi a lungo e chiamai piú volte disperata mio figlio. Siccome non smisi di gridare venni picchiata ed insultata. Non vidi mai piú il mio piccolo. Una mia amica mi raccontó che Moritz veniva allevato e cresciuto con del latte artificiale. Venne in questo modo ingrassato e portato, alla tenera etá di poche settimane, da un uomo che con un dardo metallico dilanió il cervello del mio piccolo, appese il suo corpo per una zampa, gli squarció la gola con un coltello affilato, e una volta dissanguato lo fece a pezzi mentre era ancora caldo.

I pezzi di cadavere del mio piccolo Moritz, che sono considerati prelibati e teneri dagli uomini, vennero acquistati e preparati come delicatezze in occasione di festivitá nel cerchio familiare o di inviti particolari. Non potevo credere che il mio padrone, che spesso mi accarezzava e mi parlava, potesse fare tutto ció. Non potevo semplicemente crederci. Non puó essere – pensai. Ma oggi so che questa è la triste realtá anche per le altre mie amiche mamme.

Red: E’ una storia incredibile! E poi come proseguí?

Un macchinario venne attaccato alle mie mammelle affinché mi venissero succhiati oltre 30 litri di latte al giorno che poi portavano via con un camion.. Il mio piccolo non ricevette mai il mio latte.

Ogni giorno vegetavo nel mio carcere ristretto, insieme alle mie compagne di destino. Avevo continuamente fame e sete: l’enorme furto di latte quotidiano mi toglieva tutte le forze!

La maggior parte del cibo che ingerivo serviva a farmi produrre il latte.

La superficie su cui giacevo per 12 ore al giorno, per ruminare o per dormire, era solo poco più grande di uno dei vostri letti. Il terreno calpestabile del nostro carcere, che condividevo e condivido tuttora con circa 200 mie colleghe, è coperto di escrementi, dato che non abbiamo altrimenti un’altro luogo dove scaricarci. In un canale che scorre lungo la superficie calpestabile si trova un grande urinatoio che raccoglie ogni cosa: puzza in modo orribile ed è pieno di mosche e di altri parassiti…Vorrei scappare da questa camera di tortura; sogno verdi distese, il vento ed una grande palla in cielo che mi riscalda. Non so assolutamente se ció esiste nella realtá.

Red: Heidi, come´è la sua giornata tipo?

Vengo munta, poi mangio qualcosa, poi rumino, poi dormo, poi vengo di nuovo munta, mangio di nuovo qualcosa, rumino di nuovo ciò che ho mangiato, dormo un po’ e tutto daccapo, ogni giorno, ogni giorno…

Non capisco perché gli uomini si comportano così. Io non voglio mangiare così tanto ma sono costretta perché il consumo di energia dovuto alla mungitura mi sfinisce. È davvero una sensazione orribile.

Red: Come poté superare la perdita di Moritz?

Non ebbi troppo tempo per questo. Già due mesi dopo il parto di Moritz venni di nuovo fecondata artificialmente ed ebbi così un doppio carico: donare il mio latte e far crescere in me un nuovo piccolo. Questo doppio carico mi indebolì incredibilmente. E poi avevo paura: forse me lo portano via di nuovo! Questa non è vita!

Il mio utero si infiammó, anche per via del continuo contatto con gli escrementi carichi di batteri e con il cibo ricco di germi. La mia febbre e la mia infezione vennero combattuti per mezzo di antibiotici da un uomo dal camice bianco. Il mio proprietario si arrabbiò con me perché dovette gettare via il mio latte per un paio di giorni, a causa dei resti degli antibiotici e dei batteri purulenti. Fui come costretta a ridivenire velocemente sana, poiché altrimenti avrebbero fatto con me quello che hanno fatto con Moritz, come mi disse una mia amica.

Red: Cosa accadde con il secondo figlio?

Ridivenni sana e regalai la vita ad una femminuccia. Ma appena mi venne portata via anche la dolce Vroni, quasi impazzii. Mia figlia venne tuttavia lasciata in vita. Ma la mia amica mi tolse subito la consolazione dicendomi che Vroni sarebbe stata allevata per poter prendere presto il mio posto.

Dopo due mesi venni di nuovo fecondata. Seguì una ulteriore gravidanza sofferente, e poi la nascita di Oscar. Non ho più urlato quando me l’hanno portato via, ho solo pianto. Ero consapevole che non potevo fare nulla.

Red: Come si sente di fronte a tutto ciò?

Sono sfinita. La continua mungitura attraverso i macchinari e le tre stressanti gravidanze mi hanno reso totalmente priva di energia e senza speranza. Le infiammazioni all´utero diventano sempre piú forti, le parcelle mediche sempre più care. Credo che verrò presto sostituita da mia figlia Vroni, perché per il mio padrone non rappresento più un fattore di rendita. Il mio proprietario qualche tempo fa, quando mi venne fatta una perizia, disse ad un altro uomo con cui dialogava che io avevo fornito, secondo i suoi calcoli, circa 30.000 litri di latte e che per questo mi aveva “ammortizzata”.

Come essere vivente sono ormai allo stremo e per l’uomo sono senza più alcun valore da un punto di vista commerciale. L’ultimo incasso che il mio proprietario fará attraverso di me sarà con la mia macellazione. Non potrà però incassare più di tanto: la mia carne è dura e irrigidita a causa dei miei sforzi di questi brevi anni. Potrebbe andare bene, come ho potuto apprendere da un colloquio, “solo per lo spezzatino o per dei wurstel”. A parte questo, solamente un terzo dei miei pezzi vitali è utilizzabile, dato che molti organi sono malati per via degli effetti di tutti i medicamenti che ho dovuto ingerire. Ho appreso che vengo oggi considerata come mucca vecchia, nonostante, come essere umano, non avrei ancora 20 anni! Sono soltanto una “disposable cow” (una mucca “da consumo”), come si dice in Inghilterra: per tre interi anni quantità immense di latte e un parto dopo l´altro, poi la malattia ed il macello.

Red: Cosa succederà di lei ora?

Mi dia uno sguardo! Sono alla fine, stremata e piena di acciacchi. Domani, lo sento, verrò uccisa anch’io con la stessa brutalità che è toccata ai miei piccoli. E’ stata una vita breve, orribile, piena di paura, dolori e sofferenza.

Per favore, vi imploro di pubblicare il nostro colloquio nella vostra rivista, in modo che gli uomini possano apprendere dell’indicibile sofferenza di noi animali da macello e affinché il loro cuore possa venir toccato.

Forse qualcuno potrà decidere di cambiare le sue abitudini alimentari e di impegnarsi a favore di noi creature senza alcun diritto. In questo modo la mia sofferenza non sarà stata vana….

Heidi, ha "rilasciato questa intervista" nella speranza di riuscire a a smuovere il cuore indurito degli uomini.

Tradotto dalla rivista tedesca “Vegetarisch genießen” (“Gustare vegetariano”), edita dalla casa editrice “Das Brennglass”.

Con l’autorizzazione a riprodurla (citando la fonte) in tutte le riviste e i giornali sensibili alla sofferenza degli animali.

lunedì 30 marzo 2015

PASTIERA VEG



Ingredienti:

Per la pasta frolla:

200 gr di farina di farro bianca
200 gr di farina di farro integrale
200 gr di margarina senza grassi idrogenati
100 gr di zucchero di canna integrale
50 ml di acqua fredda
1\2 c di vaniglia bourbon macinata
1 c raso  di sale integrale
1\2 c di bicarbonato


Per il ripieno:

700 gr di Bulgur precotto
700 gr di ricotta di soia
500 ml di latte di soia
1 C colmo di margarina senza grassi idrogenati
scorza di 1 limone bio grattugiata
350 gr di zucchero di canna integrale
1\2 c di vaniglia bourbon macinata
5 C di amido di mais
1 C di acqua di fiori d'arancio
2 C di scorza di cedro candita
2 C di scorza di arancia candita

Procedimento:

Per prima cosa versa il grano, la scorza di limone, il burro ed il latte in un pentolino. Accendi un fuoco dolce e porta ad ebollizione. Cuoci fino a quando il latte sarà completamente assorbito. Spegni il fuoco e lascia raffreddare a temperatura ambiente.
In una ciotola versa la ricotta di soia, lo zucchero, l'amido, la vaniglia e l'acqua di fiori di arancio. Mescola bene fino ad ottenere una crema. Aggiungi il grano cotto nel latte e i canditi. Mescola delicatamente con un cucchiaio e poi versa questa crema nella tortiera, nell'impasto di frolla. Copri la parte superiore della pastiera con piccole strisce incrociate di pasta frolla e cuoci in forno a 170° per un'ora circa. Spegni il forno e lascia raffreddare la pastiera in forno con lo sportello semi aperto. Metti la pastiera in frigorifero per almeno 3 ore prima di servirla. Servila coperta di un leggero strato di zucchero a velo.
Buon appetito!!!


venerdì 27 marzo 2015

BASTONCINI DI CECI



Ingredienti:

250 gr di farina di ceci
750 gr di acqua
sale qb
olio EVO qb
rosmarino, salvia, origano o spezie a piacere

Procedimento:
Salate l'acqua e portatela a bollore; quando bolle versatevi a pioggia la farina di ceci insieme alle spezie e sale, aiutandovi con una frusta e mescolando in continuazione per evitare la formazione di grumi (se anche si formassero, tranquilli che poi andate di minipimer!).
Cuocete a fiamma bassa, facendo sobbollire, per 10/15 minuti, mescolando spesso: quando vedrete la massa bella densa e rappresa spegnete pure il fuoco.bastoncini di ceci Versate il contenuto ancora caldo su di una teglia oliata o rivestita di carta da forno e lasciate riposare fino a completo raffreddamento. A questo punto accendete il forno a 200 gradi, tagliate i vostri bastoncini e trasferite il tutto in una teglia rivestita di carta da forno, spennellate i bastoncini di olio EVO,  infornate per 20 minuti, fino a quando avranno fatto la crosticina. A metà cottura è meglio rigirarli.
Buon apettito!!!